Archivio della categoria: armi

Girava armato a Bettola, denunciato. Sequestrate munizioni

Carabinieri di Bobbio

Girava a Bettola con una pistola Beretta. Un’arma regolarmente denunciata ma che doveva essere custodita in casa e non trasportata fuori dall’abitazione. Il 70enne bettolese è stato denunciato per il porto abusivo di arma da fuoco nell’ambito di controlli sulle armi disposti dal Comando provinciale. Oltre alla pistola, i carabinieri di Bettola gli hanno sequestrato anche 50 munizioni calibro 22 che teneva assieme alla pistola.
Un 66enne del paese, invece, è stato deferito per omessa denuncia dal momento che le sue armi, regolarmente denunciate, si trovavano però in un luogo diverso da quello indicato dalla documentazione.

I militari di Bettola hanno anche denunciato una 35enne per furto aggravato. La donna si trovava sola in un negozio del paese ed ha sottratto alcuni generi alimentari ma mentre stava per fuggire è stata sorpresa dalla titolare che ha chiamato i carabinieri.

 

Sequestro materiale No Expo via Giambellino Milano, terrore annunciato per il 1 maggio

No ExpoLa nota è stata diffusa direttamente dalla Questura di Milano, in merito all’operazione di sgombero che si è svolta martedì 28 aprile 2015 in via Giambellino, quartiere Lorenteggio: “Nelle prime ore di questa mattina, il personale della Digos e del Commissariato Lorenteggio ha eseguito alcune perquisizioni all’interno di diversi appartamenti occupati abusivamente nel quartiere Giambellino, in particolare in via degli Apuli civico 1 e 2, e all’interno di due locali in via Odazio 8, sede della “Base di Solidarietà Popolare”, anch’essa occupata abusivamente da soggetti appartenenti al locale circuito anarchico. Le perquisizioni erano finalizzate alla ricerca di materiale incendiario, armi o strumenti atti ad offendere”.

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LE DENUNCE: ITALIANI, TEDESCHI E FRANCESI
– L’attività ha portato all’identificazione di 26 persone, tra le quali soltanto 5 persone erano munite di documenti di riconoscimento:

– 6 italiani

– 4 tedeschi

– 16 francesi (questi ultimi sono stati accompagnati presso gli uffici della Questura per le procedure di identificazione).

– Tutti i giovani saranno inoltre denunciati per l’occupazione di immobili e, al momento, le autorità preposte stanno valutando la possibilità di adottare provvedimenti di allontanamento coatto dal territorio nazionale per motivi di ordine e sicurezza pubblica

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IL MATERIALE SEQUESTRATO – Nel corso delle perquisizioni è stato sequestrato diverso materiale tra cui:

– 20 martelletti frangivetro,

– petardi ed artifizi pirotecnici,

– mazze,

– fionde,

– maschere antigas,

– mazze con punta in ferro.

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TANICHE DI BENZINA E MATERIALE PER COSTRUIRE BOMBE MOLOTOV – All’interno di un’autovettura con targa tedesca, parcheggiata nei pressi di via Odazio ed in uso ad uno dei giovani identificati, gli agenti hanno poi rinvenuto, in un’apposita scatola, una tanica di benzina, bottiglie, pezzi di stoffa, un imbuto e carta igienica, il tutto idoneo al confezionamento di bottiglie molotov.

– E’ stato rinvenuto anche altro materiale tra cui un estintore, guanti, scarpe chiodate ed aste con punte in ferro.

– Anche l’autovettura è stata sottoposta a sequestro ed il giovane tedesco tratto in arresto ai sensi dell’art. 435 c.p. (fabbricazione o detenzione di materie esplodenti).

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– Il nostro Staff riserverà la massima attenzione ad ogni caso, per dar voce direttamente ai cittadini, senza “filtri politici”.

 

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Di Redazione

CronacaMilano
Sequestro materiale No Expo via Giambellino Milano, terrore annunciato per il 1 maggio

Armi, controlli della Questura. Serve il certificato medico legale

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Controlli in vista per i detentori di armi. La Questura di Piacenza, in attuazione di recenti disposizioni di legge, sta avviando verifiche.

Le persone residenti in Piacenza e che posseggono armi regolarmente denunciate, dovranno consegnare in Questura il certificato medico legale da richiedersi alla Asl competente attestante il possesso dei requisiti psicofisici; per ottenere tale certificato, l’interessato dovrà prima rivolgersi al proprio medico di base che rilascerà il certificato preliminare o anamnestico, da presentare all’Asl.

I titolari di licenza di porto di fucile per uso caccia o per l’esercizio dello sport del tiro a volo o coloro che hanno ottenuto una autorizzazione di polizia in materia di armi a decorrere dal 5 novembre 2007 ad oggi, sono esonerati da tale adempimento.

Gli interessati potranno consegnare la documentazione medica richiesta o inviandola per posta alla Questura di Piacenza,oppure rivolgendosi all’ufficio armi ed esplosivi della Questura negli orari di apertura al pubblico.

Identica procedura dovrà essere seguita dai residenti in provincia che potranno rivolgersi, per la consegna del certificato rilasciato dalla Asl alle stazioni Carabinieri competenti per territorio.

 

 

Guerra in Siria, facciamo qualcosa prima che l’indignazione per Houda scompaia

Ormai si parla della Siria solo quando accade qualcosa di inconsueto, di non abitudinario. E’ diventato consueto che la gente muoia, a decine ogni giorno, a migliaia ogni mese. Questo non interessa più. Come non interessa a una parte, una larga parte, dell’opinione pubblica il destino dei milioni di sfollati interni, oltre 10 milioni, e dei profughi scappati dal paese, ormai 4 milioni. Per risollevare l’attenzione su uno dei drammi umanitari peggiori al mondo, da dopo la Seconda Guerra mondiale, serve l’inconsueto, qualcosa che susciti l’indignazione. Questo è il caso di Houda, la bambina fotografata nel campo profughi di Atma, in Turchia, che alza le mani di fronte all’obbiettivo fotografico scambiandolo per un’arma. Questa foto ha fatto il giro del mondo in una settimana, venendo riproposta e commentata dalle maggiori testate del mondo. Perché? Perché una bambina con le mani in alto, che si arrende a un fotografo, ci trasmette immediatamente quello che la guerra in Siria sta producendo, grazie anche all’immobilismo della comunità internazionale.

Prima che l’indignazione che suscita questa foto scompaia; prima che si ritorni nella consuetudine dei massacri; prima che non si scrivano più articoli sulla Siria, cosi’ da riconfinarci nell’oblio mediatico, adoperiamo l’indignazione: concretizziamola in qualcosa che sia reale e che contribuisca al miglioramento delle condizioni di vita dei bambini siriani.

Qui a Beirut mi sono parsi chiari i bisogni dei bambini siriani. Li vedi di giorno e di notte che si aggirano fra le carreggiate e bussano ai finestrini delle auto chiedono ai conducenti di comprare un fiore o un pacchetto di biscotti. Sono lasciati in balia di tutto. Eppure, nella scala della disgrazia, sono più fortunati dei bambini che vivono all’interno della Siria e che convivono con i bombardamenti, con la morte. Ho ancora impressi gli occhi di Salah, un bambino di 13 anni che ho incontrato di notte davanti al museo nazionale di Beirut mentre tornavo a casa. Appena gli passo davanti si alza dal marciapiede dov’era seduto e mi ferma. “Vuoi una rosa?” mi domanda. “Ma non dovresti essere a cassa è tardi”. “Papà non vuole” risponde serio, con tono fermo. Mi racconta di venire da Aleppo. Suo fratello, di 8-9 anni, è con lui, seduto su un marciapiede che gioca con dei sassolini. Non posso che dirgli di stare attento e di curare il fratello. Quando gli do qualche soldo lui mi porge la rosa. Gli dico che me la darà la prossima volta. Insiste a darmela ora: non vuole la carità,  ha la sua dignità. Lo convinco che la mia non è carità, che passerò la prossima volta a prenderla e che gli ho solo pagato in anticipo. Accetta.

Ogni notte Salah è li, insieme a suo fratello. Ogni giorno e ogni notte le strade di Beirut sono piene di questi bambini che a volte hanno i genitori e a volte sono orfani. In Siria la loro vita sarebbe peggiore, come dimostra il continuo eccidio di bambini. Anche loro meritano la nostra, prolungata, attenzione.

Prima che l’indignazione, lo stupore, scompaia pensiamo a quei bambini che non hanno volto e che mai lo avranno. Sosteniamo, concretamente, tutte quelle organizzazioni che si stanno occupando di loro, dei bambini. Sosteniamole. Penso in particolare a Terre des Hommes e  a Save the Children che hanno attivato diversi progetti per l’infanzia in Libano. Qui c’è bisogno di tutto. Dal supporto psicologico a causa dei danni gravissimi che i bambini, ma anche gli adulti, hanno, ai servizi scolastici e sanitari. Sta a noi materializzare l’indignazione in una coperta calda o una carezza per un bambino.

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Arrestato, si costruiva armi da solo

Foto munizioni e parti arma

I carabinieri di Valenza hanno arrestato Maurizio Musacchi, pregiudicato 67enne del luogo, in esecuzione di un ordine di carcerazione per una condanna a 1 anno e 9 mesi di reclusione per un cumulo di pene a seguito di diverse condanne divenute ora definite per i reati di detenzione illegale di armi e munizionamento commessi negli anni precedenti. Il giudice dell’esecuzione, la Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Torino, ha di conseguenza emesso il provvedimento restrittivo e l’uomo veniva quindi prelevato dai militari dalla sua abitazione e successivamente accompagnato al carcere Cantiello e Gaeta di Alessandria per l’espiazione della pena residua. Mentre veniva arrestato, i militari, conoscendo la sua passione per le armi, decidevano di perquisire la sua abitazione e l’intuizione era giusta perché rinvenivano e sequestravano ben 161 munizioni per fucile e pistola, di vario calibro, che l’uomo aveva prodotto artigianalmente. Inoltre, veniva rinvenuto un tamburo cilindrico in metallo per revolver, di fabbricazione artigianale e con all’interno un proiettile calibro 30, e una parte finale di una canna per pistola. Essendo la detenzione di parti di armi e munizionamento del tutto illegale perché era tutto materiale prodotto artigianalmente, veniva deferito all’Autorità Giudiziaria anche per tali reati.

Armi e bambini: il contrasto alla violenza comincia dalle scuole

Premo le frecce del computer tra le immagini del fotografo Mauro Corinti alla fiera “Militalia” a Novegro, Milano. Ritraggono bambini italiani che prendono confidenza con le armi. Hanno in mano granate, sparano al poligono, valutano i prezzi di pistole mitragliatrici. Bambini di pochi anni “accompagnati dai genitori”. Inchiodato allo schermo vedo una bambina ferma davanti a una bandiera con Aquila Reale e Fascio Littorio.

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La mostra per il 2015 riporta a fine pagina una dicitura “con il patrocinio di Regione Lombardia. Leggo, sul sito dedicato, che “le Forze Armate sotto tutte le latitudini sono il segno distintivo di un popolo, i ricordi e le tradizioni che esse racchiudono valgono anche a rimarcare l’identità che sta alla base di una nazione”.

Nelle foto adulti e bambini, “padri e figli”, condividono il piacere delle armi. Divertiti tra coltelli d’assalto dalle lame dentate.

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Conosciamo tutti la teoria dell’apprendimento sociale. Noi umani impariamo dalla osservazione e imitazione del comportamento altrui. I bambini dagli adulti. Inevitabile. Gli studi sul comportamento aggressivo nei bambini hanno ampiamente dimostrato che se esposti alla condizione aggressiva, la riesibiscono. Imitando l’adulto. Mi chiedo se qualche alunno che partecipa alle attività di prevenzione e contrasto della violenza che Soleterre realizza in alcune scuole lombarde (volontariato puro, fondi pubblici non ci sono ma queste cose vanno fatte) sia stato “in fiera con papà” a provare armi. (Le foto di Corinti nel frattempo mi svelano altri ragazzini che giocano alla guerra anche nella vecchia Expo Armi (Exa) che sino al 2013 si teneva a Brescia. Qui oltre al collezionismo si potevano prenotare e acquistare armi).

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Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado (ultimo baluardo dell’istruzione visto che all’università si va sempre meno), Soleterre sta rilevando l’incerta capacità di molti giovani nel controllare gli impulsi, provare l’empatia che permette di regolare responsabilmente i conflitti, essere coscienti di sé e responsabili del proprio agire. Capacità che derivano dalla contaminazione familiare e sociale del mondo adulto. Competenze evolutive fondamentali per loro e per la specie. Modelli sociali negativi arrivano da ogni parte. Come qualche giorno fa le parole del segretario della Lega Nord di Varese, Marco Pinti, la sua proposta di “Dare le armi ai cittadini, perché così non si può andare avanti”. Parole rivolte, sembrerebbe, al prefetto Giorgio Zanzi, con la richiesta di “concedere il porto d’armi a tutti i cittadini che ne facciano domanda per consentire una adeguata difesa personale. Richiesta arrivata dopo che nella tranquilla Varese una gang di rapinatori salvadoregni (armati di machete) ha realizzato tre tentativi di rapina ai danni di altrettanti gruppi di persone, in centro città.

La proposta di Pinti e l’azione dei salvadoregni risponde alla stessa logica: chi è più forte (anche perché armato…) sopravvive, chi è debole, soccombe. Non a caso, quando chiedi agli studenti “Perché esiste il bullismo?” molti ti rispondono che “il bullo non vuole apparire debole, perché solo così è circondato da amici, mentre il coetaneo che mostra le sue debolezze viene isolato”. Per questo, con loro Soleterre lavora prima di tutto sullo sviluppo dell’empatia, sulla capacità di “sentire il dolore dell’altro” e di dialogare per risolvere i problemi, accettando e rispettando le differenze.

Armare i cittadini sarà davvero la soluzione per aumentare il senso di sicurezza? Nei paesi in cui Soleterre lavora, a partire proprio da El Salvador, è stato ormai dimostrato che le politiche fortemente repressive e la diffusione di armi da fuoco come “strumento di difesa” tra la popolazione hanno il solo risultato di far crescere il livello di violenza e, di conseguenza, il senso di insicurezza e paura dell’altro. La prima forma di prevenzione della violenza inizia nelle scuole, attraverso l’educazione al rispetto morale delle regole e delle leggi, e non alla loro obbedienza passiva, dettata dal timore della sanzione o, ancora peggio, della vendetta. Le persone devono scegliere di non commettere atti violenti, perché sentono il peso della responsabilità del loro gesto e capiscono il dolore che tali atti provocano nelle altre persone.

La violenza e l’aggressività, coltivata o agita e comunque sempre meno considerata a livello politico come azione da cui emanciparsi, mi pare un tentativo inutile di distruggere la diversità dell’altro. I libri che bruciano a Mosul ne sono una traccia in cenere.

Foto credit: ©Mauro Corinti

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Spese militari: Pinotti vuole più armi, Moretti (Finmeccanica) più soldi. O è il contrario?

Scusate, mi ero sbagliato. A volte succede. Per parecchio tempo ho pensato che Roberta Pinotti fosse in realtà il primo generale donna italiano, anche se, per ragioni credo strategiche, si faceva chiamare sottosegretario alla Difesa e poi addirittura ministro della Difesa (ad un certo punto ha anche fatto circolare il rumour che sarebbe diventata Presidente della Repubblica, ma era un venticello; e sarebbe stato clamoroso: il primo generale, per di più donna, al Quirinale). Ma, ripeto, mi sbagliavo. Il ministro della Difesa in carica è, infatti, tale Mauro Moretti che, anche qui per motivi inconoscibili a noi mortali, viene fatto passare per l’amministratore delegato di Finmeccanica. Il Moretti ieri, 9 febbraio, è intervenuto a un convegno al Centro Alti Studi della Difesa e, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, ha auspicato un aumento delle spese militari. Perché, secondo quanto riporta un dispaccio Ansa delle 19.17, in Italia ci sono “scarse risorse” destinate alla difesa e se vogliamo allinearci agli altri paesi dovremmo aumentare la spesa in questo settore, aggiungendo che “alla politica non bisogna chiedere solo più soldi, ma anche programmi pluriennali più certi” (notare quel “non solo più soldi… ma anche programmi più certi”, n.d.r.). Come si conviene a un buon politico che vuol portare acqua al suo mulino, Moretti non si è limitato alle apodissi. No, ha citato cifre cantanti a sostenere l’inconfutabilità delle sue richieste. Un vero politico 2.0, nell’era di Internet. Secondo la stessa agenzia Ansa, Moretti sostiene infatti che lo “Stato italiano mette a disposizione 4 miliardi l’anno di risorse per gli acquisti nel comparto della difesa, cifra sensibilmente inferiore a quella di un paese come ad esempio la Gran Bretagna la cui spesa ammonta a 11 miliardi. E non si tratta di un paese molto più grande di noi o con maggiori necessità di difesa”. Ipse dixit.

A sostenere le forti e soprattutto originalissime affermazioni del Moretti nella inedita veste di ministro della Difesa pro-tempore, è intervenuta la professoressa Pinotti nella sua impersonificazione ulteriore ma non inedita, di rappresentante dell’industria militare nazionale. “Dobbiamo dare una mano alla nostra industria e alle sue eccellenze, perché questo può portare frutti a tutto il sistema-paese. Ricordiamoci inoltre che il settore industriale militare è uno dei pochi ad essere rimasto forte. Dobbiamo avere una certezza temporale di quelli che devono essere gli investimenti della Difesa. Oggi presentiamo un progetto importante che riguarda gli strumenti militari terrestri per i prossimi 30-40 anni. In questi tempi dividere la sicurezza in esterna e interna non ha più alcun senso, e questi strumenti dovranno avere la caratteristica di essere duali, così da poter venir utilizzati anche in ambiti civili”, ha aggiunto il neo-amministratore delegato Roberta Pinotti. Naturalmente, da portavoce dell’industria militare ha fatto bene a ricordare che è l’unica ancora funzionante in Italia. Tutte le altre sono state travolte dalla crisi, non le armi a cui i soldi non sono mai mancati. Anzi.

Un paio di osservazioni sui fatti e qualche nota di commento. I fatti. Moretti sostiene che l’Italia spende 4 miliardi per gli armamenti (e, aggiunge, Finmeccanica “opera in autofinanziamento per circa 1 miliardo”, naturalmente per pura e disinteressata generosità verso il “sistema Paese”). Qualcuno dica al Moretti che nel 2015 l’Italia spenderà, per sole armi, 6,507 miliardi di euro: 3,7 miliardi a carico del bilancio della Difesa e i restanti 2,8 a carico del ministero dello Sviluppo economico. Un pelino in più dei quattro da lui citati. Sarà l’emozione e la novità dell’incarico.

Un annetto fa tale Carlo Cottarelli, designato dal Governo a fare le pulci alle spese dello Stato (la chiamavano spending review che in inglese fa tanto più figo), disse in Parlamento che l’eccesso di spesa per la Difesa italiana, facendo il raffronto con il resto d’Europa e tenendo conto di svariati parametri, era di 3,2 miliardi di euro l’anno. Ma che avrebbe raccomandato un taglio minore: 2,5 miliardi. Naturalmente Cottarelli è scomparso dai radar e temo non si vedrà mai più, come l’aereo delle Malaysia Airlines inghiottito dal Pacifico. Ma insomma, non stiamo qui a fare i pelosetti. Abbiamo da cambiare il Paese, ce lo chiedono gli italiani, no?

La Pinotti auspica un vigoroso piano di spesa. Da dove vengano i soldi, non è ovviamente affar suo. Ai soldi ci penserà il ministro, se c’è. A lei basta che arrivino i soldi all’industria, che i torni girino al massimo e che le armi che si producono siano duali. Ah, magia delle parole. Un’arma duale non è più solo un’arma ma ha la stessa valenza di un pacco per la mensa dei poveri: sfama il corpo e acquieta lo spirito. Lo abbiamo già sentito, qualche mese fa. L’ammiraglio De Giorgi, con argomenti e piglio da imbonitore, ha venduto alle Camere 5,4 miliardi di navi da guerra e si appresta a piazzarne altrettanti. Il convegno di cui vi dicevo in apertura ha raccolto a Roma il fior fiore dell’industria e della Difesa per stilare un piano di investimenti per l’Esercito valido per i prossimi 30 anni. Un piano “duale” dice la Pinotti. Dopo le fregate missilistiche di De Giorgi per curare la cataratta dei bambini africani, verranno i fucili per mettere le supposte in sicurezza ai malati contagiosi negli ospedali. Aspettatevi come ricaduta corsi per infermieri-tiratori scelti. Nuovi posti di lavoro. Oppure graziosi missilini che, quando non destinati ai cattivi generalmente islamici, possono eventualmente sorvegliare i giardinetti pubblici e umanamente polverizzare i pedofili. Perfettamente duali, come vedete. Duale, direbbe Basilio a Bortolo, è un venticello che “va crescendo/prende forza a poco a poco,/vola già di loco in loco;….. /Alla fin trabocca e scoppia,/si propaga, si raddoppia/e produce un’esplosione/come un colpo di cannone,/che fa l’aria rimbombar”.

Detenzione di armi: tutto cambia. Ecco cosa fare

caccia_cacciatore_3_modGROSSETO – Chiunque detenga armi, pur senza essere in possesso di alcuna licenza di porto d0’armi, deve comunque presentare in Questura, ogni sei anni, la certificazione medica prevista dall’articolo 35 del Tulps. Cambiano, dal 5 maggio prossimo, le regole per la detenzione di armi. «La mancata presentazione del previsto certificato medico – fanno sapere dalla Questura – autorizza il Prefetto a vietare la detenzione delle armi denunciate».

Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere alla Questura di Grosseto, divisione polizia amministrativa, presentandosi al front-office o telefonando nei giorni e negli orari consultabili sul sito www.poliziadistato.it.