Archivio della categoria: armi

Sequestro armi Caraglio Cuneo, in auto aveva mitragliatore con matricola abrasa

Kalashnikov_ak74mIl controllo è avvenuto oggi a Caraglio in provincia di Cuneo.

 

Secondo quanto spiegato, nell’auto di un 36enne cuneese sono stati rinvenuti un mitragliatore con matricola cancellata, dei caricatori ed un silenziatore.

 

L’uomo era titolare di una armeria che però era stato costretto a chiudere per problemi di natura economica.

 

La perquisizione delle Forze dell’Ordine in casa del 36enne ha portato poi alla scoperta di un lanciarazzi, due pistole con matricola abrasa e 140 caricatori per mitragliatori kalashnikov.

 

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Di Redazione

Foto: wikipedia.org

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Traffico di droga e armi Torino, 12 arresti

PoliziaL’operazione è stata condotta dalla Direzione Distrettuale Anti Mafia di Torino.

 

Secondo quanto spiegato, è in corso un’operazione contro il traffico di droga e di armi in Piemonte, Emilia Romagna e Calabria.

 

Il lavoro della Polizia di Stato ha portato a 12 arresti tra Torino, Reggio Calabria, Roma e Napoli.

 

Si tratta dell’atto conclusivo di un’indagine che ha portato, in due anni, a 21 arresti e alla cattura di un latitante dell’ndrangheta.

 

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Omicidio Alpi e Hrovatin, carte desecretate: “Il mandante è il generale Aidid”

Nessuna pistola fumante, ma una serie infinita di piste. Ritenute concrete, “affidabili”, ma mai seguite fino in fondo. I documenti dei servizi di sicurezza desecretati alla vigilia delle elezioni europee non risolveranno probabilmente il caso Alpi/Hrovatin. Ma di certo ripropongono con forza l’ipotesi di un agguato su commissione, un’esecuzione pianificata nei minimi dettagli, organizzata da imprenditori legati ai traffici di armi e rifiuti. Con nomi e cognomi dei presunti mandanti, messi nero su bianco dal Sisde – il servizio di sicurezza interno – già due mesi dopo l’agguato del 20 marzo 1994. “Traffico d’armi”, questo il movente indicato nelle tante note dell’intelligence.

LA FONTE RISERVATA

E’ importante spiegare subito che le analisi del Sisde si basano soprattutto su un collaboratore, il cui nome è ancora oggi coperto da omissis. Una fonte che il servizio non ha mai voluto rivelare ai magistrati, rendendo così difficile l’accertamento giudiziario. L’informatore – probabilmente un somalo, gestito dal centro Sisde di Roma – passava notizie ritenute “d’interesse” fin dal 1993. Due giorni dopo l’agguato si limita a indicare come “fondata” l’ipotesi che ad agire fosse stato un gruppo di fuoco legato agli integralisti islamici. Ma poco più di un mese dopo, il 7 maggio del 1994, riferisce “che a Mogadiscio sarebbe circolata (…) la voce che i due cronisti stessero indagando sulla motonave 21 ottobre della Somalfish”. Dopo pochi giorni la stessa fonte “pone in correlazione diretta l’agguato con le indagini”. In quelle stesse carte sono riferiti con nettezza i possibili moventi dell’agguato, “ordinato dai trafficanti d’armi somali per evitare la divulgazione di notizie inerenti all’attività criminosa svolta nel Corno d’Africa”. E, alla fine, la fonte confidenziale indicava i nomi dei presunti mandanti somali, con accanto due nomi di italiani, molto noti in Somalia, “indicati quali “mandanti o mediatori tra mandanti ed esecutori dell’omicidio””. Tesi che, però, non troveranno mai un riscontro giudiziario.

IL SIGNORE DELLA GUERRA SOMALO

Una annotazione del Sismi del 1996 – citata dal servizio interno – ipotizza il coinvolgimento nell’omicidio di uno dei principali “signori della guerra” somali, attribuendo l’informazione all’Organizzazione per la liberazione della Palestina: “L’Olp avrebbe acquisito elementi secondo cui il leader somalo, generale Aidid, sarebbe il mandante dell’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Sembra, infatti, che la giornalista stesse per rendere pubblica la notizia dell’esistenza di un traffico di armi diretto agli uomini di Aidid e da questi dirottato verso lo Yemen per i reduci afghani”. E anche in questo caso per l’intelligence vi sarebbe il coinvolgimento di un italiano “implicato nel citato traffico, messo in atto utilizzando come vettori alcune navi impegnate nel trasporto di aiuti umanitari, nell’ambito della cooperazione italiana a favore della Somalia”. Piste, poi, mai seguite fino in fondo durante le indagini, nonostante i tanti elementi raccolti dai servizi siano stati riversati alla polizia giudiziaria e alla magistratura.

LA ROTTA DELLE ARMI

Una delle figure chiave della vicenda che emerge dalle note dei servizi è senza dubbio Omar Mugne, imprenditore italo-somalo ampiamente citato nelle inchieste sull’agguato del 20 marzo 1994. Il suo nome era annotato su uno dei bloc-notes di Ilaria Alpi, accanto alla sigla della compagnia di pesca italo-somala Shifco. In una delle ultime interviste realizzate il 15 marzo 1994 a Bosaso – nel nord della Somalia – al fratello del locale sultano, la giornalista chiedeva notizie proprio su questo imprenditore somalo, mentre una delle navi della Shifco era ferma da due settimane in mano ai pirati.

Said Omar Mugne ha vissuto in Italia dal 1964 al febbraio del 1994, lavorando come consulente di varie imprese. Legato all’ambiente socialista di Craxi, alla fine degli anni ’80 diventa il rappresentante della Somalia nel Fai, il fondo aiuti del governo italiano, ovvero la gigantesca torta della cooperazione che ha alimentato i grandi lavori gestiti dalle imprese italiane nel Corno d’Africa. Dopo la caduta di Siad Barre prende possesso della flotta dei pescherecci donati al governo somalo, che “secondo indicazioni fiduciarie, confermate dal Sismi, sarebbe stata utilizzata – si legge in uno dei documenti declassificati, datato 1 agosto 2002 – dal Mugne anche per il trasporto di armi ed esplosivi”. Informazione confermata anche dalle Nazioni unite nel marzo del 2003, con un rapporto del gruppo di monitoraggio sul rispetto dell’embargo sul commercio di armi, imposto nel gennaio del 1992 alla Somalia. E anche in questo caso le informazioni raccolte dall’intelligence – e dall’Onu – non approderanno a nessun processo nelle aule di giustizia italiane. Vent’anni di indagini senza ancora un vero colpevole.

Armi e arnesi da scasso viale Lunigiana Milano, un arresto e due indagati

PoliziaE’ successo domenica sera in viale Lunigiana, zona Melchiorre Gioia.

 

In base a quanto spiegato dalla Polizia di Stato, i controlli sono stati svolti da una pattuglia della Volante.

 

Gli agenti hanno fermato un’auto con 3 giovani a bordo.

 

Procedendo all’identificazione e alla perquisizione dei tre soggetti, uno dei giovani è stato arrestato per porto abusivo di pistola.

 

A bordo del veicolo, inoltre, sono stati rinvenuti arnesi per lo scasso, motivo per cui sono stati indagati gli altri due giovani.

 

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Arresto romeni via Sbarbaro Milano, avevano attrezzi da scasso

Ladri undicenni Milano Quarto Oggiaro, sorpresi durante uno scasso

Di Redazione

Arresti Gdf Milano, organizzazione serbo-montenegrina-italiana riforniva di coca Quarto Oggiaro, Bruzzano e Comasina

GDF-8I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Milano hanno eseguito 8 fermi di indiziato di delitto nei confronti di altrettanti soggetti.

 

LE INDAGINI – Le indagini sono state svolte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Milano con il supporto del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, dirette dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, Dott.ssa Ester Nocera.

 

IL SODALIZIO CRIMINALE – Gli indagati sarebbero appartenenti ad un “sodalizio criminale composto da personaggi di etnia serbo-montenegrina e di nazionalità italiana – spiegano le Fiamme Gialle –, tra cui anche un esponente di spicco di una nota famiglia ‘ndranghetista attiva nel milanese.

 

TRAFFICO DI DROGA E DI ARMI  – I malviventi “sono stati indagati a vario titolo – aggiungono i militari – per i reati di traffico internazionale di sostanze stupefacenti e detenzione illecita di armi”.

- “Nei mesi scorsi – specificano ancora i Finanzieri – nel corso dell’operazione era già stato effettuato l’arresto in flagranza di reato di ulteriori 5 soggetti, con il contestuale sequestro di circa 18 chili di cocaina.

 

LA COCAINA SMERCIATA A QUARTO OGGIARO, BRUZZANO E COMASINA –“Nell’ambito delle attività d’indagine – conclude la Gdf –, è emersa, in particolare, la figura centrale di un soggetto di nazionalità serbo-montenegrina che, anche grazie agli ottimi rapporti intrattenuti con la criminalità organizzata locale, era diventato un importante fornitore di cocaina nei quartieri milanesi di Comasina, Quarto Oggiaro e Bruzzano”.

 

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Di Redazione

Foto: di archivio

Blitz notturno dei carabinieri, quattro arresti per detenzione illegale di armi

Quattro arresti per possesso di pistole non regolari. Questo è il bilancio dei controlli eseguiti ieri notte dai Carabinieri della Tenenza di Sansepolcro volti a contrastare il fenomeno della detenzione illegale di armi.

Dopo giorni di indagini, i militari biturgensi si sono introdotti all’interno di un’abitazione dove, in tarda serata, hanno colto in flagranza di reato quattro uomini in possesso di alcune pistole non denunciate e prive di numero di serie. I fermati, tutti residenti nel territorio aretino, sono stati processati questa mattina per direttissima al Tribunale di Arezzo. L’udienza ha convalidato l’arresto per tutti e quattro gli imputati.

Maggiori dettagli sull’operazione verranno illustrati dai militari nel corso della conferenza stampa in programma domani mattina alle 12 presso il Comando Provinciale di Arezzo.

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Maltrattamenti su disabile via dei Mille Milano, arresto 56enne che vessava il fratello

ArrestoTredici anni di angherie nei confronti del fratello 53enne affetto dalla Sindrome di Down. E qualche giorno fa l’ultimo terribile e deprecabile episodio. Tanto violento da indurre la badante del malato a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine. A finire in manette il fratello maggiore della vittima, un 56enne già condannato nel 2000 per maltrattamenti in famiglia.

 

TREDICI ANNI DI ANGHERIE – Risale ad allora, infatti, questa lunga storia di soprusi consumatasi in un appartamento di via dei Mille, in zona Monforte.

- Già in quell’occasione l’uomo aveva ricevuto una prima condanna per l’accanimento con cui usava malmenare il fratello più giovane.

- Qualche anno fa, poi, la morte della madre non aveva fatto altro che complicare il già problematico rapporto tra i due fratelli, rendendo la loro convivenza forzata quasi impossibile.

 

L’ARSENALE - Fino a quando, nelle scorse ore, l’escalation di brutalità ha raggiunto il suo parossismo. Sollecitati dalla donna che si occupa del 53enne, gli agenti hanno fatto irruzione nell’appartamento.

- Dopo aver riscontrato numerose ferite sul corpo della vittima, però, mai si sarebbero immaginati di trovarsi di fronte una una tale situazione. A far capolino in una delle stanze, infatti, un vero e proprio arsenale con armi da collezione di ogni tipo.

- Una passione che, a quanto pare, il manesco 56enne viveva alla luce del sole, se considerato che tutte le armi erano regolarmente registrate. Tutte, ad eccezione di una: uno spray al peperoncino che ha fatto scattare le manette nei suoi confronti per detenzione illecita di armi.

 

L’ARRESTO E IL TENTATO “SUICIDIO” – Al momento dell’arresto, però, quello che non ti aspetti. L’uomo, in un raptus di evidente disperazione, ha infatti cercato di estrarre dalla fondina dell’agente la pistola d’ordinanza. Un gesto successivamente giustificato con la volontà di togliersi la vita, ma che gli è valso un ulteriore capo di accusa: quello di tentata rapina aggravata.

- Per quanto riguarda il fratello disabile, per lui è stata scelta una comunità specializzata dove potrà finalmente ricevere le cure più adeguate e condurre un’esistenza serena e dignitosa.

 

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S.P.

Arresto contadino con arsenale illegale Leinì, fenomeno in aumento per i Carabinieri

CarabinieriE’ successo ieri mattina a Leinì, piccolo comune alle porte di Torino. I carabinieri hanno arrestato un anziano contadino che nascondeva nella sua abitazione un vero e proprio arsenale. Gli inquirenti sono risaliti all’uomo il 26 gennaio 2014, nel corso di indagini su furti e rapine avvenuti nella zona.

 

Secondo quanto ricostruito,  durante la perquisizione i Carabinieri si sono ritrovati di fronte un vero e proprio arsenale. L’anziano contadino nascondeva infatti molte armi rubate – tra cui due carabine e tre pistole, di cui una risalente alla seconda guerra mondiale e in uso all’Esercito tedesco – e due contenitori di metallo contenenti circa duecento proiettili di diverso tipo.

 

Nel corso della perquisizione, i militari hanno trovato anche materiale informatico e strumenti per la contraffazione di autoveicoli. Le indagini hanno determinato che i mezzi trovati all’interno della proprietà  avevano targhe clonate, provenienti da un vero e proprio catalogo di targhe contraffatte ritrovato in loco. I carabinieri suppongono venissero usate per compiere azioni criminose nella zona.

 

Il contadino, giudicato insospettabile da amici e vicini, è stato arrestato con l’accusa di detenzione illegale di armi comuni da sparo. Per lui, anche la denuncia per ricettazione. I carabinieri sospettano che il contadino facesse parte di una più ampia rete criminale su cui proseguono le indagini.

 

Sta crescendo, segnalano i carabinieri, la quota di armi detenute illegalmente. La riabilitazione del Catalogo Nazionale delle Armi, che segnala l’ubicazione e la proprietà dei 2 milioni di armi presenti nel nostro paese, aiuta a mantere sotto controllo il fenomeno. Fenomeno che tuttavia è in crescita, come dimostrano i numerosi sequestri effettuati dai carabinieri negli ultimi mesi.

 

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Vera Prada

 

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